“Eri grande”.
“Io sono grande, sono i film ad essere diventati piccoli”.
Un aspirante scrittore di sceneggiature cinematografiche (William Holden), inseguito dai creditori, finisce per caso in una vecchia e maestosa via di Sunset Boulevard a Hollywood : è l’inizio di un viaggio all’interno della follia della star del cinema muto Norma Desmond (Gloria Swanson), spazzata via dall’avvento del sonoro alla fine dei ruggenti anni del Jazz.
La diva, orgogliosa e superba, vive nella realtà dei suoi ricordi e dei suoi trascorsi eroici, scrivendo una ciclopica sceneggiatura su Salomè, per rientrare alla grande nel mondo delle star. Nella sua folle visione è assecondata in tutto dal fedele cameriere Max (Erich Von Stroheim), suo primo marito e anch’esso grande protagonista dell’epoca d’oro del cinema, regista ormai caduto in disgrazia insieme alla sua musa.
Il protagonista, oramai morto, ci racconta la sua parabola, prima che gli avvoltoi e gli sciacalli inventino e mitizzino anche questa trista vicenda : fallito, si vende alla ricca attrice, dapprima come suo correttore di bozze e poi come amante ma non riesce ad accettare la sua penosa condizione, soprattutto quando si invaghisce di una giovane che lavora negli studios all’ufficio soggetti, piccolo ingranaggio della mostruosa macchina dei sogni.
La celebrità ed il rapido declino, la giovinezza sfuggevole e la vecchiaia, la spietata industria cinematografica, sempre alla ricerca di nuovi miti che sostituiscano quelli destinati a cadere nel dimenticatoio, senza nessuna riconoscenza (in tal senso va interpretata la frase della diva ad un giovane addetto alla sicurezza “se non fosse per me sarebbe disoccupato, perché senza di me non esisterebbe la Paramount”), la ricerca di una gloria ormai perduta, la smania di successo : tutti temi abilmente trattati e aspetti universali dell’uomo, elementi che giustappunto sono ingredienti generali per creare una tragedia d’impostazione classica, in cui i grandi temi e le grandi aspettative, le grandi speranza che caratterizzano l’esistenza di ogni essere umano vengono fusi in un’amara riflessione sulla vita (“anche la vita può essere bella”, dice, non a caso, William Holden).
Sunset Boulevard è forse il capolavoro di Billy Wilder che, dietro alla tragedia, riesce ad inserire alcune perle del suo incredibile campionario di ironia e sarcasmo e a fonderle sapientemente con gli elementi drammatici, come si può ben apprezzare in tutta la scena in cui i protagonisti si conoscono, con sullo sfondo il funerale di uno scimpanzè.
Anche la scenografia, ridondante e decadente allo stesso tempo, ben testimonia gli eccessi dei divi del cinema, i folli guadagni, e la solitudine che si nasconde dietro al possesso di cose materiali, unico baluardo di vecchie fortune.
Da segnalare il cameo di uno dei più grandi comici della storia, Buster Keaton, nei panni di un giocatore di bridge alla tavola della divina Norma Desmond, e di uno dei mitici registi della Hollywood dei tempi d’oro, Cecile DeMille.
non saprei dire un film che non sia quantomeno un capolavoro,diretto da Wilder.Forse l’ultimo BuDDY bUDDY non è riuscitissimo.
Però una carriera alla wilder,quello che ha fatto e che ha donato al pubblico:mito
Accidenti… ma qui si parla di uno dei miei 10 film preferiti in assoluto! Un capolavoro autentico da parte di uno dei massimi registi di sempre! Forse saprai che come protagonista inizialmente Wilder aveva pensato a Montgomery Clift, il quale però rinunciò perchè stava vivendo una situazione personale simile a quella del protagonista della vicenda. Un film meraviglioso che peraltro mescola in modo inquietante realtà e finzione. La Swanson era davvero un’attrice ormai caduta nell’oblio, e Von Stroheim l’aveva realmente diretta nel film che lei fa proiettare nella villa.
Davide : è uno dei pochi che mi manca… questo l’ho rivisto in quanto ho trovato un’offerta dvd originale a 5.99, con interessanti exra… bellissimo…
Rear Window : forse non l’ho scritto ma si vede che la Swanson era un’attrice di muto, le sue espressioni, i suoi sguardi, le sue smorfie… sono proprio tipiche di quell’esagerazione propria dei film muti dove l’espressività era portata all’esasperazione, vista l’assenza delle parole…
Ora sono curioso di vedere “The artist” che, se ho capito bene,è un film senza parole..
Parliamo di quello che è uno dei 5-6 film più belli della storia del cinema secondo me: Wilder qui fa il film perfetto, con un inizio che sembra un noir (splendida l’idea di far raccontare la storia al morto), che prosegue come un dramma, ma che è anche un esempio straordinario del potere del cinema (il personaggio della Swanson, quello di Von Stroheim, qui attore eccezionale, la sequenza con Cecil De Mille che interpreta se stesso, e il finale). Epocale.
Bellissimo film, una riflessione noir sul cinismo di Hollywood
Grandissimo film! Il mio preferito di Wilder assieme a “L’asso nella manica”. Analisi perfetta e pungente sul sistema hollywoodiano; strepitose le interpretazioni dei tre protagonisti principali.
Senza dubbio il sodalizio fra B.Wilder e W.Holden è stato molto fortunato: oltre a questo film, bellissimi anche “Stalag17″ e “Sabrina”.
A presto!
Francesco
Sapevo che vi sarebbe interessata questa recensione, la passione per il cinema di Wilder è comune a quasi tutti i cinefili… il film è una bellissima metafora sul successo e la sua caducità, e sulla mostruosità intrinseca dell’industria cinematografica che spazza via considerandole “vecchie” dive appena 50 enni…
Non credo di averlo mai visto dall’inizio alla fine… forse qualche spezzone… ;-D