E’ stata certamente questa la pellicola che più mi ha sorpreso ed emozionato nell’anno solare cinematografico 2009.
Innanzitutto per le modalità di realizzazione, con questa tecnica del documentario d’animazione che rende ogni movimento molto “particolare”, lento, poco fluido, risaltando parecchio ogni espressione facciale.
In secondo luogo per come tratta il tema della guerra del Libano (1982) : si parte dall’esperienza personale (il film è autobiografico), quando un amico racconta al regista un suo sogno ricorrente, che lo tormenta da diversi mesi, un branco di cani feroci lo minaccia fuori da casa sua, aspettando la sua uscita per ucciderlo. Il documentarista si accorge di non avere nessun ricordo del Libano, nonostante abbia partecipato al conflitto, e così parte la ricerca, attraverso i commilitoni dell’epoca (un ricco ristoratore trasferitosi in Olanda, un amico intellettuale, un insegnante di arti marziali) e ognuno di essi fornisce un pezzettino del puzzle.
Improvvisamente tutto è chiaro e tutto ritorna alla mente, si palesa con forza il vissuto, il terrore del combattimento in mezzo ai palazzi, momento in cui si svolge il valzer del titolo, la paura in mezzo ai frutteti di notte, l’autoillusione di essere in un vero aeroporto (con tanto di duty free e turisti) e non in uno scalo devastato dalle bombe e dai missili, i momenti più assurdi di tutto il conflitto (il servizio sulla spiaggia o quello della villa).
Però manca ancora un frammento, quello più doloroso di tutti : che ruolo ha avuto Ari Folman, semplice soldato 19enne, nei fatti di Sabra e Chatila ? Il famoso massacro compiuto dai falangisti cristiani, seguaci di Bashir Gemayel, carismatico leader libanese ucciso in un attentato.
E così, alla fine, si passa dal singolo alla storia, con i militari israeliani che all’inizio paiono non accorgersi di nulla, ma a poco a poco iniziano a capire, e a vedere (“ma lo hai visto con i tuoi occhi ?”), la terribile vendetta verso vecchi, donne e bambini, solo colpevoli di essere palestinesi e di trovarsi indifesi in quel momento. Quando il protagonista si ricorderà le sue azioni, lanciare razzi di segnalazione in aria, forse riuscirà a chiudere questa sua dolorosa pagina di vita, mentre sullo schermo passano le uniche immagini vere, di repertorio, con madri che piangono e cadaveri che spuntano da sotto le macerie.
L’opera si farà ricordare soprattutto per certi passaggi onirici, come la visione della donna nel mare, per altri davvero crudi, l’incipit dell’esperienza militare di Folman, con i cadaveri ammucchiati tutti sotto ad un elicottero, oppure la terribile sequenza dell’ippodromo, ma anche per una colonna sonora azzeccatissima, per i colori, forti, intensi, vivi, duri.
E, si spera, per la sensazione di ribrezzo, orrore e ripulsa ( o come dicono gli spagnoli, “asco”) con cui si esce dalla sala.
Non esistono guerre eroiche o guerre belle.

certo che fa un pò specie vedere un ragazzo giovane come te a cui piacciono film del genere….
ma dai… ?
ti ho citato sul mio blog per il versatile blog award o una roba simile,vabbè
Ho fatto il nome del tuo blog perchè lo reputo assai valido.
Si ci sarebbe anche da rispondere a una di quelle cose tipo 7 cose che devono saper di me,ma proprio proprio proprio se vuoi!
Ciao Bruno, sentito il terremoto?
Venendo al tema del post, concordo pienamente con quanto scrivi.
Valzer con Bashir è davvero un’opera che in qualche modo ti segna.
Vuoi per lo stile, questa sorta di toon shading che dà al lungometraggio un aspetto fumettoso in aperto contrasto con il contesto generale, vuoi per la storia, ma anche per le incredibili scelte registiche, la fotografia e il suo aspetto visionario senza per questo sembrare ricercato o ‘studiato’. Poi c’è l’aspetto documentaristico che lo rende molto appassionante…
Mi è piaciuto molto e lo rivedrei volentieri.
Viga : ti ringrazio, oggi pomeriggio scriverò qualcosa a riguardo allora !
Carlo : si, qua a Genova c’è stata una scossa fortissima e parecchio lunga, almeno 10 secondi. Grandi momenti di spavento in studio ma, ovviamente, dopo si è ripresi a lavorare !
Mi ricordavo il tuo commento e il tuo apprezzamento per questo film, dallo scorso blog… mi piacerebbe vedere qualcos’altro realizzato con questa tecnica adesso…