22 commenti su “J.Edgar

  1. Sicuramente un personaggio che negli Stati Uniti ha segnato più che un epoca. E’ uno dei film che vorrei vedere prossimamente. Se non lo perdo, vengo a darti un mio giudizio…

  2. A me il film complessivamente è piaciuto, sebbene perda molto a causa dell’enfasi melodrammatica che a tratti appare davvero esagerata, tanto da sfiorare il patetico (la sequenza in cui Hoover indossa i vestiti della madre, quella del diverbio tra Hoover e Tolson, una coda finale troppo lunga e artificiosamente strappalacrime).
    Per il resto anche questo, sulla scia della filmografia di Eastwood, è un film molto critico verso gli Stati Uniti, di cui Hoover qui ne è la metafora, dipinto come un eroe essenzialmente negativo e irrisolto, benché sincero e tormentato: personaggio solo, affettivamente represso, paranoico, Hoover tenta di affermare la propria identità – e qui il tema, centrale nella poetica di Eastwood, sulla difficile e dolorosa costruzione dell’identità di una nazione, qual è quella statunitense, priva (o privata) di padri e di fondamenti – manipolando gli eventi che hanno scandito la sua biografia e contrassegnato la storia americana, al fine di accrescere il prestigio della sua figura e attribuire un senso al vuoto delle sue azioni. Non riuscendo a stabilire la propria identità, Hoover proietta le proprie paure e frustrazioni su una società che a lui appare come un luogo di caos e violenza, nell’illusione di poterne essere il salvatore; così facendo, però, egli rimuove il fatto che dietro la facciata e il simulacro della sicurezza del Paese, si nascondono e si agitano le intime contraddizioni e frustrazioni della sua stessa esistenza.

  3. Dr. Benway : si, quelle scene sono davvero troppo melodrammatiche e nemmeno così funzionali. Che Eastwood, dietro la maschera implacabile di pistolero e di Callaghan sia un grande critico degi States è ormai evidente, da parecchio tempo.
    Già smontare il mito del West con Gli Spietati o la feroce critica di Changeling…
    Però qua forse si lascia calcare la mano nel descrivere il personaggio.

    Carlo : mai fidarsi delle mie recensioni…

  4. sono abbastanza d’accordo con il commento di Dr. Benway, anche se non sono convintissimo che le scene melodrammatiche fossero in eccesso: credo si integrassero bene, anche per trasmettere il carattere del personaggio tramite il ritmo della narrazione. Persino la scena di cui parli, col vestito della madre, m’è parsa molto utile per comprenderlo meglio.
    in questo, la cena conclusiva con Tolson è stata ottima.

    aggiungo che il film è stato, almeno per me, molto illuminante sulla storia americana: non avevo assolutamente idea di quanto accaduto del 1919 e questo ovviamente aiuta la comprensione anche dei decenni successivi.

  5. Redpoz, più che sequenze melodrammatiche in eccesso, mi sono sembrate eccessivamente caricate, in senso melodrammatico, alcune parti del film.
    Per quanto riguarda le sequenze conclusive, ho – per esempio – apprezzato molto la scena dell’ultimo confronto tra Hoover e Tolson, nel quale quest’ultimo, nel confidare all’amico la lettura della sua autobiografia, rivela – esplicitandolo anche allo spettatore – che gran parte degli episodi lì raccontati, Hoover li aveva manipolati allo scopo di immortalarsi come un eroe; in realtà, non c’era mai stato un cavallo bianco quel giorno (l’idea del cavallo bianco l’ho trovata davvero molto valida), Lindbergh non aveva magnificato la sua intelligenza, ma l’aveva definito “un ometto pignolo”. L’avrei conclusa lì; invece Eastwood si lascia prendere la mano, e fa continuare quella sequenza – peraltro ornandola con una musica struggente, in un film che fino a quel momento era stato privo di colonna sonora – con la rivelazione di Hoover sul vero motivo per cui stesse sudando quando decise di assumere Tolson: ecco, questa coda l’avrei evitata; mi è parsa una continuazione ridondante e leziosa.

  6. Penso che la sua attuale convinzione -piuttosto antipaticamente granitica, devo dire- di non lavorare più gratis sia maturato proprio dopo aver curato la grafica del mio blog… 🙂

  7. Vedo che la pensiamo sostanzialmente allo stesso modo, anche con Benway: film esteticamente fatto molto bene, rigoroso e asciutto come nello sitle di Eastwood, ma che indugia troppo in alcuni momenti (anche io nel mio post ho citato la parte finale, tirata troppo per le lunghe) con sequenze, come quella di DiCaprio che mette i vestti della madre, francamente imbarazzanti. Resta un bel film, ma sembra quasi che i film di Eastwood senza Eastwood nel cast siano più deboli degli altri. Un saluto.

  8. Neanche io credo che le scene tra Hoover o Tolso siano eccessive, sono indispensabili per capire cosa c’è dietro un personaggio che vuole farsi vedere così forte, che ha il terrore di sentirsi inferiore. Un personaggio appunto a cui è mancato il padre, pieno di contraddizioni, di dolore, di senso di impotenza riversati nella repressione di un paese intero. Eastwood vuole farci vedere proprio questo e farci provare il paradosso di provare pena per una persona che è stata così reazionaria nella sua vita. La scena del vestito è indispensabile per capire i problemi d’identità che si celano dietro l’omosessualità latente e rinnegata del protagonista, anzi ammiro molto Eastwood per averla messa! Siamo molto vicini al mondo piccolo e oppressivo di Psycho: anche Hoover conserva le reliquie (certo non il cadavere mummificato per fortuna!) della madre, come collane, vestiti etc, come fosse resti di un essere insostituibile da qualunque altra donna.

  9. La scena del vestito non mi convince perchè non necessaria e ridondante, a mio avviso si era già capito che il protagonista aveva una certa personalità e certe emozioni, questo rapporto morboso con la madre era già stato descritto perfettamente. Apprezzo di più quando il regista non ci voglia far vedere tutto, anche quando non è necessario, ma ci spinga a concentrarci e rendere possibile il fatto di non mostrare ogni cosa.

    Il non detto è più accattivante del detto !

    Poi è un mio gusto, ovviamente.

    Invece le scene tra Hoover e Tolso mi sono piaciute assai, specie l’ultimissima, con un efficace montaggio fra l’altro !

    • Sì, hai ragione, il non-visto svolge un ruolo importante e anche a me piace molto, soprattutto come scelta registica (vedi il finale de L’uomo nell’ombra), però in questo caso credo che l’obiettivo fosse proprio quello di mettere totalmente a nudo il personaggio nelle sue debolezze e di non risparmiarci niente su di lui, anche se imbarazzante e se si era già intuito, ma non è detto che lo avessero capito tutti… c’è gente un po’ di coccio come si suol dire!!
      Belle comunque quelle scene, molto significative! Mi hanno ricordato un po’ la paranoia-bugia del protagonista di Confessioni di una mente pericolosa

    • Troppa carne al fuoco fa sì che necessariamente si tratti senza un reale approfondimento diversi passaggi che avrebbero meritato un’altro tipo di sottolineatura. Pare a volte che la sceneggiatura non sappia decidere quale strada prendere. Troppi ed inutili i flashback. Quella perfezione tecnica a cui fai giustamente riferimento, in questo contesto, sfocia rapidamente in freddezza… la stessa freddezza del personaggio Hoover, a cui il regista non riesce – o chissà, forse non vuole – dare uno spessore.

  10. Di J.Edgar ne parla anche Don DeLillo in Underworld ma anche James Ellroy nel suo American Tabloid (L.A. confidential ti dice qualcosa?) personaggio controverso e il film lo vedrò ma hai visto le Idi di marzo?

  11. Io non l’ho visto, però descritto così sembra proprio un passo falso del vecchio grande Clint. Non credo che lo vedrò al cinema. Credo che seguirò l’onda e andrò a vedere Benvenuti al Nord. Ciaoo

  12. Penso che anch’io andrò a vedere Benvenuti al Nord ma solo dopo aver visto “L’industriale” di Montaldo che mi pare assai interessante.

    Devo ancora vedere “The artist” e di questo mi dispiaccio…

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