10 commenti su “C’era una volta in Anatolia

  1. Questo è una delle pellicole migliori che mi sia capitato di vedere in questi ultimi anni; lo considero un film davvero notevole sia per la maestria del regista sia per la struttura narrativa, sia soprattutto per il modo in cui entrambe si integrano alla perfezione traducendosi nel significato dell’opera – una cupa riflessione sulla morte e sul senso di colpa che interessa tanto i personaggi quanto la Turchia, che con i suoi paesaggi naturali e sociali agisce sullo sfondo.
    Alcune sequenze sono straordinarie nella loro carica poetica. Una su tutte: l’apparizione della figlia del sindaco del villaggio, il cui viso viene esibito solo due volte apertamente; poi viene ripresa sempre di spalle, abbinata al controcampo delle espressioni degli ospiti a cui di volta in volta offre da bere, per essere mostrata infine, un’ultima volta, come una sorta di spettro che si dissolve nella notte e nel vento.

    Credo che senza la seconda parte, che tu consideri ridondante mi pare di capire, il film sarebbe rimasto monco, non avrebbe avuto quella compiutezza che è possibile evincere solo a seguito del disvelamento del racconto sulla morte della donna fatto dal procuratore e della falsificazione del referto autoptico da parte del medico.

  2. Hai colto il punto critico per me, seconda parte ridondante e troppo lunga. Anche volendo svelare la storia del procuratore (che, confesso, ho compreso fin da subito), la seconda parte è ricca di scene e momenti “inutili” a mio avviso.
    Devo anche ammettere che ho visto questo film in condizioni fisiche precarie, ed ero molto stanco. Questo potrebbe aver influito.

    Comunque la prima parte mi è piaciuta tantissimo… io l’avrei fatto terminare col rientro in paese, con il poliziotto che dice “Perchè Dio ha scelto noi ?”

  3. Beh, la storia del procuratore si capisce prima ovvio, ma non credo che la risoluzione fosse importante dalla prospettiva della spettatore, quanto per le reazioni che essa determina nel procuratore e nel medico, nella nuova consapevolezza che entrambi guadagnano – questa sì importante anche per lo spettatore.

    Comunque dai, per uno che è riuscito a sopravvivere al Faust di Sokurov, questo film dovrebbe avere quasi la consistenza di un cortometraggio…

  4. Beh si…
    Ma ribadisco che forse anche la mia stanchezza personale può avere influito.
    Faust è stato uno dei pochi film dove sono stato tentato realmente di uscire dalla sala prima della fine.
    Un altro che mi ha convinto davvero poco quest’anno è stato Cosmopolis.
    Mentre questo lavoro turco lo valuto comunque positivamente…

    • Anche a me Cosmopolis non ha entusiasmato, anche se ne do comunque un giudizio di sufficienza – la resa visivo-sonora è davvero pregevole, mentre perde molto sotto il profilo della scrittura e dell’evoluzione narrativa (va detto che non deve essere facile trasporre cinematograficamente un romanzo di Don DeLillo). L’attore inoltre è davvero un cane.

      Sokurov, per quello che ho potuto vedere di questo regista, non mi hai mai convinto, non sono mai riuscito a decifrarlo. È uno di quegli autori che viene esaltato a priori da qualsiasi buon recensore con aspirazioni intellettualoidi, anche se finora non sono riuscito a comprenderne il motivo.

  5. io invece preferisco la seconda ora, dove la ricerca esterna del cadavere sfuma e si accentua quella interna dei protagonisti (ceylan ha affermato che in fase di montaggio ha tagliato oltre un’ora di film, immagina come potessimo trovarci dopo quattro ore di visione) film profondo, forte, a volte stancante ma non incline alla noia e la scena del medico legale alle prese con il corpo dissezionato senza farti vedere i tagli è semplicemente memorabile

  6. credo che sia lento. è vero, ma è una lentezza che ci sta tutta.
    serve per svelare tutto quello che c’è dietro un banale omicidio e nelle vite di ognuno.
    ognuno ha il suo stile, sarebbe come pensare di sintetizzare un romanzo di Tolstoj nello spazio di un racconto di Hemingway, ed entrambi valgono, e molto.

  7. chandrasekar : si, la scena dell’autopsia è molto bella. Non ho colto tutta questa necessità di alcune scene nel finale, però ribadisco, forse dovrei rivederlo, perchè qualcosa di interessante e ben pensato si vede…

    ismaele : non sono affatto contrario a priori ai film “lenti”, anzi… solo che in certi casi la lentezza mi sembra una pecca e non un modo per descrivere qualcosa che deve essere assimilato con i suoi tempi…

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