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Cosmopolis

Pubblicato da ipitagorici in maggio 30, 2012
Posted in: cinema. Tagged: baruchel jay, binoche juliette, cinema canadese, cinema usa, cronenberg david, giamatti paul, morton samantha, pattinson robert. 5 commenti

Cosa mi rappresenta ?

Qual’è il senso ? La chiave di lettura ?

Spiegatemi !

Pur non avendo capito molto, ho notato un’ennesima grande prestazione di Paul Giamatti.

Diaz

Pubblicato da ipitagorici in maggio 26, 2012
Posted in: cinema, Genova. Tagged: cinema italiano, germano elio, iacopini marco, santamaria claudio, ulrich jennifer, vicari daniele. 8 commenti

Il film di Daniele Vicari racconta, dopo un rapido excursus sulle violenza dei black block, l’epilogo del G8 tenutosi a Genova nel 2001 : le violenze nella scuola Diaz e gli interrogatori/pestaggi nella caserma di Bolzaneto.

Un certo tipo di cinema, di denuncia e di protesta, è una tappa obbligatoria per ogni spettatore attento e per ogni persona attenta a ciò che accade nel mondo. Questo film fa parte del filone. Da vedere.

Purtroppo la regia a tratti non è molto convincente ma il “pezzo forte” della pellicola è la ricostruzione di quel che accadde in quella notte : pestaggi gratuiti e violenti su manifestanti sostanzialmente inermi (i black block e i violenti, fiutata l’aria, erano già andati via da Genova), gestione approssimativa della dirigenza della Polizia, reparti di celerini assolutamente fascisti e picchiatori incontrollabili, maldestro tentativo di coprire lo scandalo con prove fasulle. Una vergogna tipicamente italiana, dove lo Stato è famoso per essere spietato con i deboli e debole con i forti e i violenti.

Prima di indignarvi per quello che succede negli stadi o per quante mignotte si scopa Berlusconi, indignatevi per questo Berlusconi, per questo Scajola, per questa Polizia e per questo Stato…

Il maratoneta

Pubblicato da ipitagorici in maggio 22, 2012
Posted in: cinema. Tagged: cinema usa, devane william, hoffman dustin, keller marthe, olivier laurence, scheider roy, schlesinger john. 15 commenti

Un film difficile da realizzare oggi. Un cast stellare alle prese con un film d’azione. Si, avete capito bene, azione. Quel genere tanto bistrattato oramai, a causa delle tamarrate alla Vin Diesel, Arnold Schwarzenegger, Sly e affini. Un genere nobile come gli altri ma distrutto dall’impoverimento culturale del pubblico.

Partiamo dal cast : straordinario. Laurence Olivier e Dustin Hoffman. Beh ogni parola ulteriore è sprecata. Poi Roy Scheider, attore sottovalutato, che non ha fatto solo “Lo squalo”. Martha Keller, bellissima.

Sceneggiatura : perfetto. Un’orologio.

Personaggi : memorabile Szell di Laurence Olivier. Un cattivo di proporzioni biblico, quasi un eroe all’incontrario. Perfetto nella sua malvagità pura, nella sua totale mancanza di pietà umana.

La tensione : esagerata. La scena finale e quella del dentista-carnefice sono qualcosa di agghiacciante, nonostante non ci siano effetti speciali e 400 chili di tritolo che esplodono insieme a mille fuoriserie.

I temi trattati : il crollo del mito americano (emblematica la frase del nazista Szell “anche noi ci credevamo”), il tradimento portato dalle persone più care, la negazione nei diritti in quella che si autoproclama terra delle libertà, i compromessi e i doppi giochi, la menzogna come stile di vita (metafora di qualcosa di più grande ?).

E tutto ciò in un film d’azione ?

Guardatelo !

Dark shadows

Pubblicato da ipitagorici in maggio 19, 2012
Posted in: cinema. Tagged: bonham carter helena, burton tim, cinema usa, depp johnny, green eva, heathcote bella, moretz chloe, pfeiffer michelle. 12 commenti

Film per una serata spensierata.

Alcuni momenti divertenti, sparsi in una pellicola che non convince al 100 %. Mi pare che Tim Burton si stia un po’ contorcendo sulle stesse idee da troppo tempo, continua a girare all’incirca lo stesso film da alcuni anni a questa parte…

Johnny Deep è sempre bravissimo, Eva Green vera bomba sexy…

Barry Lyndon

Pubblicato da ipitagorici in maggio 16, 2012
Posted in: cinema. Tagged: Barenson Marisa, cinema inglese, kubrick stanley, O'Neill Ryan. 5 commenti

Irlanda. XVIII° secolo.

Il giovane Redmond Barry è perdutamente innamorato della bella cugina Nora. Quando la giovane è chiesta in sposa da un poco coraggioso militare inglese, il focoso ragazzo chiede soddisfazione e sconfigge il rivale in duello, dovendo necessariamente scappare per lasciar calmarsi le acque.

Inizia così un’incredibile vita piena di avventure, girovagando per l’Europa, con l’unico scopo di entrare nella classe più alta della società, per vivere come un vero gentiluomo. Redmond sarà così soldato, baro, giocatore d’azzardo, spia, fino all’innalzamento a nobile…

Il più premiato film della splendida cinematografia kubrickiana (4 premi Oscar, miglior fotografia, miglior scenografia, migliori costumi e miglior adattamento musicale), Barry Lyndon è semplicemente ed essenzialmente lo sfoggio di bravura e di genio di un maestro : tutto è perfetto in questa pellicola, dalla fotografia ai costumi, dalle musiche alle scenografie, dai dialoghi alle inquadrature, dalla recitazione alla composizione delle scene.

Si potrebbe definire, parafrasando il titolo del blog di un mio amico, un piacere per gli occhi. Le scene sono tutte influenzate ed ispirate da famosi quadri del Seicento e del Settecento, dettagliatamente ripresi e messi di fronte alla cineprese, ennesimo esempio della maniacale perfezione che muoveva uno dei più acclamati maestri della storia del cinema. Addirittura per rendere alla perfezione la luce sprigionata da questi quadri e dalle atmosfere oggetto di questo film in costume, Kubrick chiese alla NASA la realizzazione di particolari lenti e filtri da applicare alle macchine da presa : nulla era lasciato al caso.
Reso ancora più magnifico dalla splendida voce narrante di Romolo Valli (nella versione italiana) questo film rappresenta il fiore all’occhiello di Ryan O’Neill e Marisa Berenson, bellissimi interpreti la cui carriera sembrava sul punto di decollare, senza però mai realmente farlo.
Da vedere e da apprezzare, con lo sguardo stupito e la bocca aperta…

 

e salvezza fu…

Pubblicato da ipitagorici in maggio 13, 2012
Posted in: genoa. 1 commento

Aggiornamenti

Pubblicato da ipitagorici in maggio 10, 2012
Posted in: Uncategorized. 12 commenti

Che periodo…

Oltre al lavoro, che mi occupa gran parte della giornata, sto iniziando a preparare seriamente l’esame di stato (metà dicembre 2012).

Alzarsi alle 6.30 per arrivare in ufficio prima e studicchiare 60-90 minuti prima di lavorare… beh è un’esperienza traumatica, mi sto stupendo della mia costanza.

C’è pochissimo tempo per fare altro, a meno di non voler tagliare ulteriormente i momenti di relax, come i pasti o il dopocena…

E voi, miei 25 lettori, che raccontate ?

Back to home

Pubblicato da ipitagorici in maggio 5, 2012
Posted in: Genova, Liguria. 9 commenti

Genova mi piace moltissimo. E’ una città a mio avviso fantastica, unica nel suo genere.

Conoscerla bene è davvero difficile, ci sono delle gemme nascoste nel centro storico, il turista per scoprirle deve lasciarsi andare, gironzolare senza metà e senza timori dei vicoli, degli stranieri, della paura di perdersi. La gastronomia è eccezionale ed unica in Italia, il Porto Antico eccezionalmente bello di sera, con tutte le luci delle navi, dei magazzini, la Lanterna sullo sfondo. E’ una città in salita, con mille belvederi sparsi qua e là, con la campagna che inizia a 7-8 km dal centro, con le Riviere ai lati e anche in città.

Amo questa città.

Ma non è la mia città.

Quanto ritorno a Ponente, sempre più di rado, specie d’inverno, mi emoziono sempre in un punto, dove inizio a sentirmi a casa. Appena dopo la galleria ferroviaria dopo la stazione di Finale Ligure, sbuchi fuori e c’è il mare, solo il mare, con sullo sfondo l’Isola Gallinara. Ecco, questa visione mi fa sentire orgoglioso di essere ligure e non solo genovese…

Genoa 2 Cagliari 1

Pubblicato da ipitagorici in maggio 4, 2012
Posted in: genoa. 3 commenti

Ritorno alla vittoria contro un Cagliari che, per usare un eufemismo, non ci ha messo l’anima.

Il Lecce ringrazia Buffon e rimane ancora in corsa.

Per fortuna il campionato sta per finire…

Departures

Pubblicato da ipitagorici in maggio 1, 2012
Posted in: cinema. Tagged: cinema giapponese, hisaishi joe, motoki masahiro, takita yojiro. 3 commenti

Un film giapponese sorprendente, un vero piccolo capolavoro, questo Departures di Yojiro Takita, vincitore a suo tempo del premio Oscar come miglior film straniero (davanti a celebrati e bei film come Valzer con Bashir e La classe).

La trama è molto semplice, riassumibile in poche parole : Daigo (Masahiro Motoki) è un giovane violoncellista che rimane disoccupato per lo scioglimento della sua orchestra, a causa di problemi finanziari ; decide così di abbandonare Tokyo ed insieme alla moglie si trasferisce nel suo paesino d’origine, nella casa della madre morta da un paio d’anni. Per caso diventa cerimoniere funebre e rimane affascinato dalla complessità del mestiere.

La morte, così esorcizzata e nascosta nel nostro mondo moderno, è l’elemento centrale della vicenda, e la complessità dei riti funebri giapponesi viene descritta in maniera sapiente, dipingendo sapientemente il simbolismo che sta dietro ad ogni singola azione. Perchè darsi tanta fatica per ricomporre un cadavere, se poi dopo poche ore tutto verrà cremato ? E’ essenziale capire che il funerale non è per il defunto ma per chi resta, serve per rendere più accettabile il dolore lancinante della separazione, temporanea per chi crede, definitiva per chi non concepisce “un altro mondo”.

Grazie al suo nuovo lavoro Daigo riesce a comprendere meglio ciò che è davvero importante nella vita, con una certa dose di coraggio (ah, il coraggio ! Inizio a pensare che sia davvero l’elemento discriminante nella vita, chi ha coraggio non ha paura di osare, provare, sbagliare e di ricominciare) abbandona la musica (“quello che avevo creduto essere il mio sogno, forse non era il mio sogno“) e ritorna alle sue radici, un po’ come i salmoni che risalgono il fiume (“loro vogliono tornare nel posto dove sono nati” le semplici parole che spiegano un fenomeno ancestrale ed incredibile) e proprio nella provincia, nel piccolo paese, riesce a trovare un certo equilibrio, sia con la moglie che con quello che diventa la figura paterna che non ha quasi mai avuto, il suo datore di lavoro e vince anche le diffidenze, basate sull’ignoranza e sulla superstizione, di chi considera il suo lavoro come un tormento, una vergogna.
E nello splendido finale riesce anche a riconciliarsi con il vero padre, scappato molti anni prima ma che, in fondo al suo cuore, non aveva dimenticato il figlio.

Il tutto accompagnato dalle splendide musiche di Joe Hisaishi…

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